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I ministri degli Esteri dell'Arabia Saudita e di molti altri paesi arabi e islamici hanno condannato fermamente la decisione di Israele di classificare i territori della Cisgiordania occupata come cosiddetti territori statali.

Riyadh (UNA/SPA) – I ministri degli esteri del Regno dell’Arabia Saudita, del Regno hashemita di Giordania, degli Emirati Arabi Uniti, dello Stato del Qatar, della Repubblica di Indonesia, della Repubblica islamica del Pakistan, della Repubblica araba d’Egitto e della Repubblica di Turchia hanno condannato fermamente la decisione presa da Israele di classificare i terreni nella Cisgiordania occupata come cosiddetti “terreni statali” e di approvare l’avvio delle procedure per la registrazione e la definizione della proprietà terriera su larga scala nella Cisgiordania occupata, per la prima volta dal 1967.

Hanno sottolineato che questo passo illegale costituisce una pericolosa escalation volta ad accelerare l'attività di insediamento illegale, confiscare terre, consolidare il controllo israeliano e imporre l'illegale sovranità israeliana sul territorio palestinese occupato, minando così i legittimi diritti del popolo palestinese.

Hanno inoltre sottolineato che tali misure costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, in particolare della Quarta Convenzione di Ginevra, nonché una violazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza, in particolare la risoluzione 2334.

Hanno spiegato che questa decisione contraddice il parere consultivo emesso dalla Corte internazionale di giustizia sulle conseguenze legali derivanti dalle politiche e dalle pratiche israeliane nei territori palestinesi occupati, che ha sottolineato l'illegalità delle misure volte a modificare lo status giuridico, storico e demografico dei territori palestinesi occupati, la necessità di porre fine all'occupazione e il divieto di acquisire territorio con la forza.

I ministri hanno sottolineato che questo passo riflette un tentativo di imporre una nuova realtà giuridica e amministrativa volta a consolidare il controllo sul territorio occupato, minando così la soluzione dei due Stati, dissipando le prospettive di creazione di uno Stato palestinese indipendente e vitale e mettendo a repentaglio le possibilità di raggiungere una pace giusta e globale nella regione.

Hanno ribadito il loro categorico rifiuto di tutte le misure unilaterali volte a modificare lo status giuridico, demografico e storico del territorio palestinese occupato, sottolineando che queste politiche rappresentano una pericolosa escalation che aumenterà la tensione e l'instabilità nel territorio palestinese occupato e nell'intera regione.

Hanno invitato la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità e ad adottare misure chiare e decisive per porre fine a queste violazioni, garantire il rispetto del diritto internazionale e salvaguardare i diritti inalienabili del popolo palestinese, primo fra tutti il ​​diritto all'autodeterminazione, a porre fine all'occupazione e a stabilire il proprio Stato indipendente e sovrano sui confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale.

(è finita)

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